Il Polo Laico alla luce delle recenti notizie di stampa chiede al Comune di Vigevano che venga dichiarato lo stato di dissesto progettuale.
 
Infatti, un Comune che ogni volta, per incapacità e mancata visione si ritrova a dover concedere autorizzazioni e concessioni on demand per trovare di che finanziare interventi al di fuori di una compiuta visione strategica sulla città, va senza indugio dichiarato in dissesto progettuale con conseguente allontanamento di amministratori e dirigenti!
La scorsa settimana, la vicepresidente di Confindustria Pavia, Maria Vittoria Brustia, ha affermato che “Il Castello merita di più”. Noi invece diciamo e invitiamo associazioni, professionisti, cittadini a riflettere che è Vigevano che merita di più!

Non é possibile accettare che in anni di Amministrazione leghista non sia stato messo a punto un solo serio progetto sui contenitori della città: Castello, Macello, Sforzesca, Brughiera, ex Tribunale e Prigioni, Riberia…
Non è possibile accettare che in questi anni non si sia pensato e non si stia pensando a un piano strategico di sviluppo e che si proceda con iniziative estemporanee e addirittura con aperture verso ritorni al passato, quali il cinema all’ex Macello.

Oggi, guarda caso, la cronaca ci sottopone due esempi emblematici: il Colombarone e la lottizzazione El Alamein.

Colombarone
Come sappiamo, nel 2017 la componente vigevanese di Fondazione Piacenza e Vigevano comincia a pensare a come impegnare i due milioni di euro che da anni non riesce assieme al Comune a destinare ad un intervento significativo per la collettività.
Andata buca con il polo formativo all’ex Macello, ora si pensa ad un albergo etico gestito da ragazzi con handicap e concepito per ospitare anche persone con disabilità.
Dopo aver invano chiesto al Comune la concessione del Colombarone al prezzo simbolico di un euro, la Fondazione si deve accontentare di un “Avviso pubblico per indagine esplorativa per acquisire manifestazioni d’interesse per avere proposte tecnico-gestionali per recupero e valorizzazione Colombarone” firmato dal dirigente Pietro Di Troia il 9 febbraio 2017 .
Tale atto prevedeva la consegna di ampia documentazione entro le ore 12.00 del successivo 13 marzo. Solo 33 giorni compresi sabati e domeniche per presentare nell’ordine: soluzioni architettoniche ed edilizie funzionali al tipo di intervento, massima efficienza nella gestione degli
impianti, “sostenibilità economica – gestionale per la riqualificazione del complesso immobiliare sul lungo periodo” (testuale).

A un anno di distanza, però, si sa chi ha presentato cosa? Si sa se ci sono state valutazioni, se sono state concesse proroghe, se l’atto amministrativo è stato chiuso? Di certo sappiamo che non c’è stata comunicazione alla città, pur prevista dallo stesso avviso, che suggeriva come possibile la consultazione con il pubblico delle proposte, oltre alla indicazione che il Comune di Vigevano potrà pubblicare su Internet o in pubblicazioni il contenuto delle proposta.

Riassumendo:
1.NON si sa se la procedura d’avviso è stata chiusa, se prorogata e con quali atti.
2 NON si conoscono il numero né la provenienza delle manifestazioni di interesse presentate (inizialmente indicate come “diverse”)
3.NON si conosce la valutazione del progetto presentato da Fondazione Piacenza e Vigevano, se cioè abbia presentato quanto previsto dall’avviso ovvero l’indicazione della “sostenibilità economica – gestionale per la riqualificazione del complesso immobiliare sul lungo periodo”.

Ciò che sappiamo è invece che la nuova vicepresidente di Fondazione ha incaricato una società di consulenza, la Dynamo Accademy, di valutare i bisogni del territorio e dichiarato di avere a disposizione 3 milioni di euro e che, pur intervenendo sulla via dei Fiori, “il Colombarone sarà parte integrante del progetto di Fondazione”. A nome e per conto di chi parla la vicepresidente di Fondazione, visto che il Colombarone è proprietà pubblica e che non risulta che in seguito alla manifestazione di interesse il Comune abbia assegnato a Fondazione l’immobile ?
Questa vicenda è paradigmatica di come questa città sia diretta solo nominalmente da un’Amministrazione che viaggia senza idee proprie dal momento che una fondazione privata si può comportare come se fosse proprietaria di un bene dal valore incalcolabile per la città al di fuori di ogni prassi, di ogni condivisione.
Cosa ne pensano la vicepresidente di Confindustria, il comitato intercategoriale, i partiti politici di questà modalità di affidamento del futuro di alcune aree, senza una seria pianificazione?
In base a quali valutazioni tecniche e progettuali si è stabilito che un ambiente dalle connotazioni storiche agricole debba diventare il fulcro della disabilità? Per carità, ben vengano iniziative dirette all’integrazione, anzi, ce ne fossero sempre più numerose ma qui stiamo discutendo del privare, senza condivisione, la città di un asset che potrebbe divenire importantissimo su altri piani e peraltro al centro di un’area, la Sforzesca, di grande valenza per un futuribile investimento turistico sulla città e in stretta connessione con il sistema delle cascine limitrofe.

Piano di lottizzazione El Alamein

Dal Colombarone al nuovo progetto di lottizzazione commerciale nell’area El Alamein, il passo è breve quanto la distanza in linea d’aria. Qui addirittura ci si vanta di un virtuale risparmio di suolo, rispetto al non costruito attuale!

In realtà tale decisione va a colpire contemporaneamente almeno tre aspetti importanti per la città:
– l’aspetto paesaggistico, distruggendo l’unico fronte cittadino ancora aperto sulla campagna della Sforzesca, già danneggiato dall’idiozia che Parco Ticino ha concesso con l’edificazione del distributore sulla provinciale per Pavia. – il danno economico per il Comune e quindi per la città: se proprio si decidesse che cemento deve essere, non si può non accorgersi che a deprezzarsi sarebbe per primo il valore del terreno della Brughiera posto in vendita ormai da oltre 6 anni, sul quale piuttosto andrebbe impostato un nuovo ridimensionamento razionale che consentirebbe quantomeno di raddoppiare gli introiti per le casse comunali rispetto al previsto milione di euro ricavati dagli oneri di urbanizzazione della nuova lottizzazione.
– Infine, ma non ultimo, questa decisione va a colpire ancora una volta il commercio del centro città, che, al contrario, andrebbe sostenuto e facilitato attraverso una serie di interventi (piano marketing, piano parcheggi, arredo urbano etc) proposti da una Amministrazione lungimirante e condotti in cooperazione con le associazioni di categoria.

Insomma, da qualsiasi parte la si guardi, una ennesima dimostrazione di incapacità progettuale strategica messa in piedi da una Amministrazione chiusa nel ristretto giro dei suoi soliti ispiratori, noti e stranoti e corresponsabili del disastro cittadino degli ultimi 20 anni.

Il Polo Laico, al contrario, fa proprio della visione strategica il suo cavallo di battaglia per il rilancio di una città che non può che ripartire dal riuso dei suoi contenitori, dalla scoperta di una vocazione turistica da sostenere in quanto fonte diretta di lavoro e dalla tessitura sul territorio di una trama economico-culturale attualmente inesistente, sulla base di punti fondanti quali appunto il turismo e l’agricoltura.
Per tutto questo il Polo Laico chiede ai partiti politici, alle associazioni di categoria, ai cittadini, alle loro associazioni, un forte impegno per bloccare il piano di lottizzazione e altre idee strampalate sui contenitori pubblici e di aprirsi alla discussione e alla partecipazione per arrivare alla redazione di un documento congiunto sul tema “VIGEVANO MERITA DI PIÙ”.

Il Polo Laico inoltre chiede alle forze di minoranza di portare all’attenzione consiliare la richiesta di condivisione della discussione sui punti principali e di collaborare per rendere questa discussione il più aperta e partecipata possibile in modo che i vigevanesi si sentano davvero coinvolti nell’azione di rilancio della propria città.

Il Polo Laico, fin d’ora si sente di contribuire alla discussione con una serie di proposte legate al riuso di alcuni asset cittadini quali, ad esempio:

Area mercatale/Ex Macello: rivisitazione in senso culturale e turistico di tutta l’area con coinvolgimento di Coldiretti, Associazioni e privati nella gestione dell’Ex Macello che potrebbe divenire un mercato coperto di qualità con spazi social, drink&food e spazi di valorizzazione della cultura agricola e dei prodotti del territorio in connessione con il mercato all’aperto da ripensare strutturandolo anche in senso polifunzionale.

Brughiera- Terraggi- Vicolo De Roveti: recupero delle aree degradate attraverso la creazione di una galleria di arte urbana diffusa, naturalmente contestualizzata e coerente rispetto ai luoghi e risultante dalle attività artistiche ricercate tramite organizzazione di eventi dedicati, che possano a loro volta divenire fonte di attrattività turistica per la città.

Scuole: ripensamento degli spazi scolastici con apertura prolungata a disposizione di associazioni di studenti e non. Le scuole come già accaduto altrove potrebbero così divenire presidi di prossimità per la creazione di punti di sostegno alle nuove fragilità innestandosi su un piano di welfare di vicinato che dovrà avere grande impulso a fronte del sempre minor intervento pubblico e allo stesso tempo essere sede di percorsi formativi, di integrazione e di supporto per i ragazzi (nuovo Fateci Spazio). Valutazione della possibilità di creare un nuovo polo scolastico con dismissione, cessione e recupero architettonico degli spazi attualmente ospitanti le scuole medie Bussi.

Palazzo e giardino Riberia: valutazione della possibilità di ampliare l’attuale progetto comunale con coinvolgimento di Fondazione Piacenza e Vigevano per creare un vero e proprio palazzo etico con annesso albergo, finalizzato oltre al recupero dell’immobile, anche a quello del quartiere circostante

Tribunale: ripensamento del suo utilizzo in caso di definitiva chiusura da parte del governo sulla possibilità di ripresa della sua funzione originaria. Fra le ipotesi: ampliamento degli spazi utilizzati dal giudice di pace, università della terza età, spostamento della media Bussi, nell’ottica di ripopolare un’area centrale di collegamento fra il Centro Storico e l’area mercatale, con conseguente sostegno alle attività commerciali presenti.

Colombarone e cascine: ipotesi di recupero della struttura con coinvolgimento di Università , Regione, Organizzazioni, Aziende, Fondazioni, Comuni limitrofi finalizzata alla costituzione di un polo di studio in un’area a ampia vocazione agricola e con recupero della destinazione originale della struttura stessa.

Piazza Ducale: tutela assoluta del principale bene monumentale della Città. Revisione e limitazione degli accessi, pulizia, utilizzo per manifestazioni: il tutto deve essere improntato all’eccellenza qualitativa. Piazza Ducale rappresenta il biglietto da visita e il marchio della città: non è ammissibile che possa subire gli interessi corporativistici o privati.

Parco Parri: recupero della sua funzione principale (giardino), strutturazione di spazi per lo sport gratuito per tutti.