PARMA 2020
Come promesso eccovi un non breve, ma di certo utile, riassunto dell’interessante incontro svoltosi sabato 5/10 nell’ambito del Festival delle Trasformazioni, con l’Assessore al Commercio del Comune di Parma, Cristiano Casa e con Claudio Franchini, Direttore ASCOM di Parma
Nonostante la presenza della Food Valley e nonostante sia la terra di Verdi, anche Parma si è dovuta reinventare negli ultimi anni, partendo da uno sbilancio nei conti pubblici di 800 mln di euro, in vista del progetto Parma 2020 che ha portato la città ad essere nominata Capitale Italiana della Cultura. Si è stabilito che non ci fosse una sola risposta ma diverse vie di accesso al problema posto dalla crisi.

Innanzitutto si è incentivata la sinergia fra Comune e Associazioni con riunioni mensili della cabina di regia che contiene, oltre al Comune, tutte le filiere di Parma e le associazioni di categoria.
Fondamentale è stata la condivisione della visione di città che si è stabilito essere improntata al turismo e al food.
Il Comune non ha chiesto soldi ai commercianti ma ha richiesto l’adesione a un patto (es. per i ristoranti apertura alla domenica) e ha investito in comunicazione. Così facendo si è ottenuta una crescita turistica del 31% e ogni anno attorno a questo si creano nuovi servizi.

Come detto, nel 2020 Parma sarà Capitale Italiana della cultura: ci si è arrivati per gradi pensando però che il 2020 deve essere un trampolino di lancio, non l’arrivo.

Per favorire le riaperture dei negozi chiusi nel centro storico si è partiti dalla considerazione che occorresse limitare le aperture di nuovi centri commerciali all’esterno.
Il centro storico infatti non si regge da solo con la propria residenza ma deve essere attrattore e per attrarre deve essere pieno di negozi.
Si è quindi sviluppato un Piano delle medie strutture di vendita ( http://www.comune.parma.it/…/CRITERI-QUALITATIVI-PER-IL-RIL… ) che di fatto è una tassa, studiata assieme al Politecnico di Milano, che va a colpire i nuovi insediamenti periferici al di là degli oneri di urbanizzazione, partendo dalla considerazione che quella apertura avrà certamente un impatto sul commercio cittadino. Si quantifica perciò l’impatto sul territorio e chi vuole insediarsi paga di conseguenza. Il ricavato va a finanziare gli interventi a sostegno dei piccoli negozi di vicinato.
Al contrario, chi è intenzionato ad aprire nel Centro Storico saraà esentato dal pagamento di questa tassa.
Da notare che i dettagli di questo piano sono stati richiesti a Parma da molte città, Pavia compresa, ma non da Vigevano…

Il progetto ha preso le mosse con una mappatura eseguita ancora in collaborazione con il Politecnico di Milano. Si è creato un gruppo di lavoro sul commercio comprendente anche le agenzie immobiliari e le associazioni dei proprietari e si è stabilito di imporre un’imposta di soggiorno che fosse totalmente re-investita in turismo e cultura. Inizialmente gli operatori non avevano apprezzato ma presto si sono ricreduti e hanno preso a collaborare più fattivamente.
Sono stati stanziati finanziamenti a fondo perduto fino a 15000 euro per aperture in aree dove maggiore era la presenza di negozi chiusi, per stimolare le riaperture di queste attività.
Sempre nell’ottica di incentivare il commercio si è stabilito che nelle aree più commerciali del Centro cittadino la prima mezz’ora di sosta fosse gratuita.
Si è incentivato anche il solo utilizzo della vetrina dei negozi chiusi con contributi per TARI e pubblicità fino a 6 mesi.
Addirittura si è pensato anche alle “tamponature” delle vetrine dei negozi chiusi: risorse sono state messe a disposizione per utilizzare immagini della città che migliorassero comunque l’estetica.
Si è stabilito un monitoraggio semestrale del progetto e in un anno si è avuto un +20% di riaperture.
Anche la metratura dei negozi nei centri storici è un ostacolo per alcuni tipi di attività, perché sono tutti piuttosto piccoli. Si è allora pensato di facilitarne l’ampliamento fino a 400mq.
Come in un circolo virtuoso, l’incremento del turismo sta facilitando le riaperture con il food che sostituisce le vecchie attività.

Come visto, alla base di questo successo c’è la condivisione, l’apertura mentale e il superamento degli schieramenti. Non è solo il Comune che indica la strada ma il sistema nella sua interezza. Il Comune detta le linee sulla base delle proposte giunte dal territorio, incentiva, motiva,facilita e verifica.
Cose che qui da noi sembrano insormontabili o inarrivabili, altrove accadono per il semplice motivo che si ha la voglia di farle accadere, attraverso la cooperazione e utilizzando le professionalità, senza improvvisarsi.

Come Polo Laico non possiamo che rallegrarci che ciò che auspichiamo da anni per la nostra città si riveli vincente altrove e continueremo ad insistere fino a che anche i vigevanesi non apriranno gli occhi per dirigerli verso l’esterno, verso quel mondo che quasi ovunque si trasforma unendo le forze e coinvolgendo i cittadini. Ringraziamo allora chi ci permette di osservare e di imparare dagli altri come sta accadendo con il Festival delle Trasformazioni organizzato da #ReteCultura, che da tre anni si batte proprio per questo.

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