Cinque anni fa parlavamo di una città addormentata. Oggi la città è prossima al coma. Chi ci rientra la descrive triste e senza appeal. Spenta. Questo è stato il risultato della seconda amministrazione Sala. Una Amministrazione che forte del sostegno “bulgaro”, come si diceva una volta, aveva tutte le carte in regola per ribaltare la città, farla uscire dal torpore. Invece abbiamo assistito al fallimento di politiche mirate solo al mantenimento del consenso elettorale: un do ut des utile a rinforzare il proprio partito ma certo non a far crescere una città immobile.

Nessun intervento concreto sulle connessioni, pur utilizzate come tema vessillo in epoca elettorale, nessuno sul sostegno sociale a giovani e anziani, nessun successo sul tema sicurezza, dal momento che il poco che accadeva prima, nonostante i proclami, accade ancora oggi, nessuno sulla sanità, dove aspettavamo e stiamo ancora aspettando l’apertura dell’emodinamica e la messa ad organico di diverse unità, soprattutto in reparti sensibili a un disagio sociale sempre più diffuso, quale è, ad esempio, la psichiatria. Nessun passo è stato fatto in direzione turistica dove ancora le cose accadono perlopiù per caso, con scarso coordinamento strategico.

Nemmeno sul loro terreno preferito, data la semplicità e la facile presa sull’elettorato, e cioè l’asfaltatura delle strade, questa volta sono riusciti a stupirci (anche se probabilmente, come in passato, concentreranno gli interventi negli ultimi mesi pre elettorali), limitandosi a superare di poco le azioni di una Provincia di Pavia che oggi più che mai sarebbe meglio sotterrare definitivamente dopo la morte cerebrale dichiarata dal referendum renziano di qualche anno fa.

Spesso ci sembra di essere trasportati da un’automobile guidata da autisti incapaci. Allora sta a noi togliere loro le chiavi e tornare finalmente insieme a pensare ad una città accogliente, una città che condivida, una città che assegni posti chiave a persone preparate, una città che desideri trattenere i suoi giovani con politiche mirate sul lavoro e sull’abitazione, una città che si occupi dei suoi anziani, sostenendoli sempre, anche quando ancora sono attivi e possono rappresentare una risorsa di cultura ed esperienza.

Una città solare, dove le cose non si decidano più nel chiuso di pochi uffici bensì all’aperto, facendo partecipare i cittadini, una città che diventi guida per un territorio unico attorno alla grande metropoli che rappresenta il motore del Paese, una città cerniera, di interessi e di territori, una città laboratorio per nuove modalità di condivisione dei progetti.

Una città che ascolti, una città che si muova a ricercare finanziamenti europei per le sue idee, una città verde, attrattiva per aziende e persone, attenta a preservare il suo tessuto connettivo commerciale, togliendo spazio ai grandi centri che stanno scomparendo ovunque nel mondo, tranne che qui. Una città che salvaguardi le sue eccellenze, mettendole in condizione di formare le nuove generazioni e di tramandare le capacità universalmente riconosciute di settori come la calzatura di alta qualità e le macchine per la produzione.

Una città che torni ad essere fiera di sé stessa e marchio vincente in settori diversi, ciascuno egualmente importante.

Questa Vigevano risorta va progettata adesso, assieme. Per questo il progetto al quale con tanti altri stiamo lavorando, #VIGEVANO2030, va oltre le prossime, vicinissime, elezioni comunali e deve rappresentare una rivoluzione culturale per la città, abituata da troppo tempo a subire inefficacia e incapacità.

I cittadini tornino ad occuparsi di lei, in maniera diffusa; i giovani inizino ad occuparsene, perché Vigevano torni ad essere un luogo dove voler stare.

Ecco, in definitiva è proprio questo l’augurio che di cuore noi del Polo Laico ci sentiamo di fare alla nostra città: tornare a risplendere, grazie al contributo di tutti e a un rinnovato e vincente gioco di squadra.