Non sono uso alle scenate e nemmeno alle azioni dimostrative. Ma c’è un momento in cui devi decidere se stare e farti prendere in giro o se alzarti e marcare una differenza. L’altra sera in consiglio comunale è stato uno di questi momenti. Alla indicazione di voto data dal Sindaco ai suoi ho percepito quanto tempo stessi perdendo e me ne sono andato. Certo, era un’intenzione condivisa con la minoranza ma si è sommato l’impulso personale a non perdere altro tempo. Un po’ inaspettatamente devo confessare, ma non troppo: in questi mesi ho spesso pensato di dimettermi non potendo assicurare, a causa di un carico lavorativo reso improbo dalla pandemia Covid, un livello qualitativamente adeguato (almeno per me) alla mia attività consiliare. Mi sono sempre fermato di fronte al dubbio che chi mi ha votato potesse sentirsi preso in giro e per l’idea che in fondo questo è solo un momento mentre 5 anni sono lì, ancora da percorrere. Ma ieri sera tutto questo è risalito prepotentemente a galla. Da mesi stiamo assistendo alla riproposizione dei “regnetti” precedenti, durante i quali il consiglio comunale e le commissioni consiliari sono stati di fatto svuotati da ogni significato. Inoltre, viene sempre più a mancare quella cortesia istituzionale che ormai è ai minimi termini anche a livello comunicativo. Istituzionalmente fanno solo quello cui sono obbligati, nulla di più, mai un guizzo di classe, di ingegno, di cortesia. Un peccato perché ritengo il Sindaco Ceffa umanamente superiore a questo livello. Capisco anche i suoi condizionamenti dovendo tenere insieme una maggioranza spezzettata, soprattutto in questa fase iniziale che è storicamente quella del “pagamento dei debiti elettorali”. Però la classe, l’eleganza, il sentire democratico non cozzano per forza con questi condizionamenti. Se si è superiori al livello esibito, occorre imporre il proprio, altrimenti o è sbagliata la considerazione o si è prigionieri di un sistema. Comunque deboli.

I problemi di questa città sono tantissimi ma il rispetto della democrazia non è secondario: consigli comunali convocati sempre all’ultimo giorno di quelli consentiti, punti sistematicamente aggiunti senza alcuna urgenza a soli 3 giorni dal consiglio, commissioni farsa che servono come foglia di fico, convocate il giorno prima del consiglio per renderle ancora meno efficaci. L’ultima goccia, la negazione di una semplice inversione fra due mozioni presentate entrambe dalla minoranza per disinnescare la discussione su un problema attualissimo che avrebbe meritato un consiglio intero, non solo per criticare ma per discutere e trovare soluzioni. Se questo è il senso che danno alla pluralità del consiglio comunale, se lo tengano. Personalmente, e in disaccordo con quasi tutto il Polo Laico, continuo ad aver fiducia nel sindaco Ceffa ma è ora che imponga un suo stile, le sue capacità. Si liberi dagli antichi metodi, dia spazio, ascolti e poi decida. Smetta di compiere il percorso contrario, pensato da pochi e blindato già alla presentazione. Non abbia paura del confronto: è la sua negazione che fa piccoli, la condivisione invece è propria dei grandi, dei capaci. Si “illumini”, per questa città che ha bisogno come l’aria di ripensarsi e di farlo con le migliori professionalità, di farlo diffusamente. Una città che non ripartirà mai con progetti limitati e senza visione e soprattutto se non darà all’esterno l’idea di ciò che desidera divenire. Questa incapacità a disegnare il futuro è stata ampiamente dimostrata dalla sconfitta nella competizione regionale dove altre città che da tempo si stanno impegnando con le loro migliori forze e con l’ausilio di competenze esterne, hanno sopravanzato Vigevano. Non perda tempo Ceffa a trovare scusanti. Si liberi di tutto questo e dia la sua impronta di persona intelligente, educata e aperta. Crei un metodo di lavoro e di condivisione che diventi “sistema” e rinnovi davvero questa città. La sua, la nostra città.

Luca Bellazzi, capogruppo consiliare Polo Laico